Quello che sta accadendo in questi giorni a Canicattì, con famiglie e attività rimaste senz’acqua per diversi giorni, non può essere letto come un episodio isolato. È il segnale di una fragilità che riguarda l’intero territorio dell’Agrigentino.
Quando una città si ritrova a dipendere dalle autobotti, quando le scuole devono essere rifornite in emergenza e quando l’uso dell’acqua viene limitato ai soli bisogni essenziali, significa che il problema non è più contingente, ma strutturale. Significa che occorre fermarsi e ripensare il sistema nel suo complesso.
La manifestazione annunciata a Canicattì nasce da un disagio reale, vissuto quotidianamente da migliaia di persone. Ma il tema dell’acqua riguarda anche Campobello di Licata e tutti i Comuni della provincia. Oggi tocca a una città, domani può toccare a un’altra. Le reti idriche vetuste, le difficoltà nella gestione, le perdite lungo le condotte, la carenza di investimenti e una programmazione spesso frammentata sono questioni che non conoscono confini comunali.
L’acqua è un bene primario. Non è solo una questione tecnica o amministrativa: è una questione di dignità, di salute pubblica, di diritto fondamentale. Senza acqua si fermano le famiglie, le attività economiche, le scuole. Si ferma la vita quotidiana.
Per questo la risposta non può essere solo emergenziale. Serve una visione condivisa tra Comuni, enti gestori, Regione e Stato. Serve un piano serio di sicurezza idrica, investimenti sulle infrastrutture, trasparenza nella gestione e una programmazione capace di guardare oltre la contingenza.
La battaglia per l’acqua non è di una sola comunità. È una battaglia di tutti i Comuni dell’Agrigentino, anche di Campobello di Licata. Perché il diritto all’acqua non deve dipendere dalla fortuna o dalla resistenza di un territorio, ma deve essere garantito a tutti, sempre.
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