Il silenzio che pesa: il caso Cuffaro - Editoriale

Negli ultimi giorni, la Sicilia politica è stata scossa da un vero e proprio terremoto giudiziario. L’inchiesta della Procura di Palermo, che coinvolge l’ex presidente della Regione ed ex segretario della Democrazia Cristiana, Salvatore Cuffaro, ha aperto scenari complessi e domande inevitabili.
Appalti truccati, turbativa d’asta, nomine pilotate, presunti intrecci di potere e favori: accuse gravi, che la magistratura dovrà ora verificare nel rispetto della presunzione d’innocenza – principio fondamentale di ogni democrazia.
Tuttavia, al di là del procedimento giudiziario, resta il piano politico e morale. E su questo piano, il silenzio pesa.

Editoriale | Il silenzio che pesa: Campobello e il caso Cuffaro

Il silenzio dell’amministrazione

A Campobello di Licata, dove l’amministrazione comunale è a guida Democrazia Cristiana, con una nota vicinanza all’ex sindaco di Ribera Carmelo Pace e allo stesso Totò Cuffaro – oggi entrambi coinvolti nell’indagine – finora non sono arrivate dichiarazioni ufficiali.
Né dal sindaco, né dal coordinamento cittadino.

Un atteggiamento di prudenza e attesa, probabilmente dettato dal rispetto per il lavoro della magistratura, ma che inevitabilmente suscita qualche riflessione, soprattutto se confrontato con la scelta del presidente Renato Schifani (Forza Italia), che a livello regionale ha ritenuto opportuno revocare gli incarichi agli assessori della DC parlando di un «atto di responsabilità politica e morale».

A Campobello, Forza Italia continua a sostenere la coalizione di governo locale.
Una posizione legittima, ma che apre uno spazio di discussione: come conciliare la prudenza con l’esigenza di chiarezza nei confronti dei cittadini, in un momento in cui la politica regionale vive una fase di forte incertezza?


Le voci dell’opposizione

A rompere il silenzio, in questi giorni, sono stati diversi esponenti dell’opposizione locale.
Il Partito Democratico di Campobello di Licata ha diffuso una nota netta, ma rispettosa dei principi democratici:

Non è l'attuale vicenda giudiziaria a determinare il nostro giudizio politico su Cuffaro; attendiamo l’esito del lavoro della magistratura.
Il punto è la sua condanna definitiva per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.
[...] La domanda urgente riguarda lo stato della coscienza sociale siciliana, che continua a riabilitare soggetti condannati per reati contro la collettività, offrendo loro palchi e legittimazione politica. E noi sappiamo bene chi sono.

 

Anche il Movimento 5 Stelle di Campobello ha espresso forte preoccupazione:

Il terremoto politico-mediatico ha aperto scenari inquietanti.
Ad oggi nessun comunicato né dal Sindaco né dal coordinatore cittadino della DC.
I cittadini hanno bisogno di essere rassicurati, di credere nella legalità e nella trasparenza.

 

Sulla stessa linea, l’ex sindaco Giovanni Picone (PD) ha chiesto chiarezza:

Ne approfitto per chiedere al Sindaco una dichiarazione sulle gravissime vicende che stanno investendo la Sicilia, il suo partito e i suoi riferimenti politici.
O il silenzio su questi temi è d'obbligo, mentre si fa la voce grossa per un muretto crollato per colpa altrui?


Presunzione d’innocenza e responsabilità politica

Nessuno, in questa fase, può o deve emettere sentenze.
La giustizia farà il suo corso, come è giusto che sia. Ma la responsabilità politica e morale è altra cosa: non si fonda sui capi d’imputazione, bensì sul dovere di rappresentare i cittadini con trasparenza e rispetto delle istituzioni.

Il silenzio, in momenti come questo, non è neutralità: è una scelta.
E ogni scelta, specie in politica, ha un peso.

Campobello merita chiarezza.

Non per giudicare, ma per capire da che parte si intende stare: da quella della prudenza o da quella della trasparenza.


Un appello al buon senso

Chi amministra oggi Campobello non ha colpe giudiziarie da scontare, ma ha un dovere etico verso la comunità: parlare.
Rassicurare i cittadini, spiegare la propria posizione, chiarire la distanza – o la vicinanza – rispetto a chi oggi è al centro di un’inchiesta tanto delicata.

Tacere, di fronte a una vicenda che scuote l’intera Regione, significa lasciare che siano altri a scrivere la narrazione.

E in tempi di sfiducia e disillusione, non è un lusso che una comunità possa permettersi. 

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